LA MENTE, MENTE: riconoscere le distorsioni cognitive per tornare a sé.
- Sonia Genesini

- 11 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 mar

La mente, mente.
Non perché sia cattiva.
Non perché voglia sabotarci.
Mente perché cerca di proteggerci.
Nel suo tentativo di tenerci al sicuro, però, a volte finisce per distorcere ciò che vediamo:
ingrandisce i rischi, amplifica le paure, restringe le possibilità. E così nascono quelle storie interiori
che scambiamo per fatti.
Convinzioni che diventano verità... anche quando non lo sono.
Queste storie hanno un nome: distorsioni cognitive.
Sono molto comuni. Nascono dai bias, scorciatoie mentali che il cervello utilizza per risparmiare
energia. Sono automatiche, rapide, inconsapevoli. E proprio per questo molto efficaci... ma non
sempre a nostro favore.
Nelle sessioni di coaching e nel percorso Musica Cuore Movimento impariamo ad ascoltare il
corpo, il cuore, il respiro. E in questo ascolto, piano piano, iniziamo anche a riconoscere la voce
della mente. Non per zittirla. Ma per comprenderla.
Cosa dice la scienza
Le distorsioni cognitive non sono solo un concetto teorico: sono state studiate a fondo in ambito
psicologico.
Lo psichiatra Aaron T. Beck, fondatore della terapia cognitivo-comportamentale (CBT), ha
dimostrato già negli anni ’60 che molti stati di ansia e depressione sono collegati a schemi di
pensiero distorti e automatici.
Le neuroscienze ci mostrano inoltre che il nostro cervello tende naturalmente a dare più peso alle
informazioni negative rispetto a quelle positive. Questo fenomeno si chiama negativity bias (bias di
negatività). È un meccanismo evolutivo: i nostri antenati sopravvivevano meglio se prestavano
maggiore attenzione ai pericoli.
Il problema è che ciò che un tempo serviva per sopravvivere, oggi può trasformarsi in un eccesso
di allerta, autocritica e paura.
La buona notizia?
Il cervello è plastico.
La neuroplasticità dimostra che i nostri schemi mentali possono cambiare. Allenando
consapevolezza, presenza e nuovi modi di interpretare le esperienze, creiamo nuove connessioni
neurali.
In altre parole: non siamo condannate ai nostri pensieri automatici. Possiamo trasformarli.
Vediamo insieme alcune delle distorsioni più frequenti.
Le distorsioni cognitive più comuni sono:
1. Pensiero tutto-o-niente
Vedi solo bianco o nero.
Se non è perfetto, allora è un disastro.
Non esistono sfumature, solo estremi.
2. Sovra-generalizzazione
Da un singolo evento negativo trai conclusioni su tutto.
Un errore diventa: “Sbaglio sempre.”
3. Filtro mentale
Ti concentri solo su ciò che non ha funzionato, ignorando completamente ciò che è andato bene.
4. Catastrofismo
Immagini automaticamente lo scenario peggiore.
E lo vivi nel corpo come se fosse già reale.
5. Personalizzazione
Ti senti responsabile per cose che non dipendono da te.
Ti carichi pesi che non ti appartengono.
6. Lettura del pensiero
Sei convinta di sapere cosa pensano gli altri... senza averne alcuna prova.
7. Ragionamento emotivo
“Se mi sento così, allora deve essere vero.”
Ma un’emozione non è sempre un fatto.
8. I “dovrei”
Ti imponi standard rigidi:
“Dovrei essere già più avanti.”
“Non dovrei sbagliare.”
“Dovrei essere diversa.”
9. Etichettare
Trasformi un comportamento in un’identità.
“Ho sbagliato” diventa “Sono incapace.”
10. Sminuire il positivo
Qualunque cosa vada bene... “non conta”.
Ridimensioni i tuoi successi, i tuoi passi avanti, la tua crescita.
Come iniziare a lavorarci?
Il primo passo non è combattere la mente.
È diventare consapevoli.
1. Riconoscile
Dare un nome a una distorsione è già un passo enorme.
Crea distanza.
Tu non sei quel pensiero.
È solo un pensiero.
Nel momento in cui lo osservi, smette di avere il controllo totale su di te.
2. Cerca prove reali.
Chiediti con dolcezza:
Ci sono fatti concreti che confermano questa idea?
Quali fatti la smentiscono?
Spesso questa semplice domanda ridimensiona tutto.
La mente tende a raccontare una sola versione della storia. Tu puoi scegliere di guardarla da più
angolazioni.
3. Riformula.
Sostituisci il pensiero distorto con uno più equilibrato da: “Fallisco sempre" a: “ci sono momenti difficili, ma ho superato molte sfide in passato.”
Non si tratta di pensare positivo a tutti i costi.
Si tratta di pensare in modo più realistico, più gentile, più vero.
Dal controllo all’ascolto.
Nel lavoro che facciamo insieme, con tecniche di consapevolezza corporea, esercizi di
visualizzazione, linguaggio interiore e strumenti pratici di sviluppo personale - adattati alle
esigenze della singola persona - accade qualcosa di prezioso: la mente rallenta.
E allora puoi sentire che non sei i tuoi “dovrei”.
Non sei i tuoi errori.
Non sei le tue paure.
Sei molto di più.
La mente mente per proteggerti.
Ma il cuore sa.
Il corpo sa.
E quando torni ad ascoltarli, inizi a vedere con più chiarezza.
Con più verità.
Con più amore verso te stessa.
Se questo tema risuona dentro di te, forse è il momento di iniziare ad osservare le tue storie
interiori con occhi nuovi.
Con dolcezza.
Con curiosità.
Senza giudizio.
Perché la guarigione non nasce dal combatterci, ma dal riconoscerci.
Un abbraccio






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