RESTARE IN ASCOLTO, nella vita di ogni giorno
- Sonia Genesini

- 16 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 1 giorno fa

Ci sono momenti in cui l’ascolto è facile.
Durante un’esperienza profonda.
In uno spazio protetto.
Quando il tempo rallenta e il corpo può finalmente parlare.
Poi si torna alla vita di ogni giorno.
Agli impegni.
Alle responsabilitle responsabilità.
Alle abitudini che riprendono il loro posto.
Ed è lì che spesso l’ascolto si perde.
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Alle abitudini che riprendono il loro posto.
Ed è lì che spesso l’ascolto si perde.
Dopo l’esperienza, cosa succede?
Molte persone mi dicono:
“Durante gli incontri mi sento centrata, presente, viva.
Poi torno a casa e piano piano tutto si dissolve.”
Non perché l’esperienza non abbia funzionato.
Ma perché restare in ascolto è una pratica, non un momento isolato.
La vita quotidiana non è il nemico dell’ascolto.
È il luogo in cui l’ascolto viene messo alla prova.
L’ascolto non è stare sempre bene
Restare in ascolto non significa essere sempre calmi, lucidi o sereni.
Significa accorgersi.
Accorgersi quando il corpo si irrigidisce.
Quando il respiro si accorcia.
Quando qualcosa dentro chiede attenzione, anche nel mezzo della giornata.
L’ascolto non elimina il disagio.
Ti permette di non perderti dentro di esso.
Piccoli segnali che parlano ogni giorno
Il corpo parla continuamente, anche nelle cose più semplici:
• una stanchezza improvvisa
• una tensione che ritorna sempre nello stesso punto
• un sospiro che esce senza motivo apparente
• il bisogno di rallentare, anche solo per un attimo
Questi non sono ostacoli.
Sono inviti.
Inviti a fermarti un momento.
A respirare.
A tornare presente.
L’ascolto nei gesti quotidiani
Non serve creare spazi straordinari.
Serve abitare quelli che già ci sono.
Mentre cammini.
Mentre lavori.
Mentre prepari da mangiare.
Mentre ti siedi.
Un respiro più consapevole.
Una postura che si ammorbidisce.
Un piccolo movimento che scioglie una tensione.
Sono micro-gesti, ma hanno un impatto profondo.
Quando smettiamo di ascoltarci
Spesso smettiamo di ascoltarci non per distrazione, ma per protezione.
Perché sentire richiede presenza.
E la presenza, a volte, fa paura.
Fa paura perché ci mette davanti a scelte.
A limiti.
A verità che non possiamo più ignorare.
Eppure, è proprio lì che l’ascolto diventa una forma di cura.
Restare in ascolto è una scelta gentile
Non è disciplina.
Non è controllo.
Non è un dovere.
È una scelta che puoi fare ogni giorno, anche solo per pochi secondi.
Scegliere di sentire.
Scegliere di non scappare.
Scegliere di restare.
Un invito semplice
Oggi, in mezzo alle tue attività, fermati un attimo.
Porta l’attenzione al corpo.
Chiediti: come sto, davvero, in questo momento?
Non serve una risposta perfetta.
Serve solo ascolto.
E da qui…
Restare in ascolto apre uno spazio nuovo: quello delle scelte consapevoli.
Nel prossimo articolo esploreremo cosa significa ascoltarsi quando arriva il momento di scegliere, anche quando non è semplice.
Perché ascoltare è il primo passo.
Scegliere, il successivo.
A presto.





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